Come identificare i pazienti a rischio di sviluppare
meningite linfomatosa
Maurizio Martelli, Erica Finolezzi, Fiammetta Natalino
Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia,
Università La Sapienza, Roma
L’insorgenza di meningite linfomatosa (ML) nel linfoma
non-Hodgkin (LNH) è una evenienza non rara ed è
strettamente correlata al tipo istologico, alla risposta alla
terapia ed alla introduzione nel programma terapeutico di una
adeguata profilassi.
Nella maggior parte dei casi la diagnosi di ML si basa sulla
presenza di cellule neoplastiche all’esame citologico del
liquido cefalo-rachidiano o più raramente sotto forma di
localizzazione isolata a livello dei nervi cranici con o senza
evidenza radiologica a livello cerebrale.
La profilassi del sistema nervoso centrale (SNC) è allo stato
attuale prassi consolidata in alcune forme istologiche di linfoma
come il tipo Burkitt/Burkitt-like, linfoblastico a cellule T /B ed
è fortemente consigliata nel linfoma a grandi cellule del
bambino, del paziente HIV positivo ed nella variante istologica
blastoide del linfoma mantellare.
L’insorgenza di ML in corso di LNH a grandi cellule risulta
essere pari al 4-5% dei casi e quindi non risulta così
sufficientemente elevata da consigliare una profilassi per il SNC
in tutti i pazienti. Tuttavia c’è da considerare che la
comparsa di malattia al SNC in corso o al termine di un trattamento
di prima linea rappresenta un evento a prognosi comunque infausta.
Infatti la maggior parte dei pazienti, nono- stante il trattamento
specifico va incontro a progressione di malattia con un decorso
rapidamente fatale. Pertanto risulta molto importante identificare
quali sottogruppi di pazienti con linfoma a grandi cellule
presentino un aumentato rischio e quindi potrebbero giovarsi di una
profilassi del SNC da aggiungere al trattamento di prima
linea.
Un rischio aumentato di ML nei linfomi a grandi cellule è
attualmente correlato e ben definito nei pazienti che presentano
all’esordio un coinvolgimento del midollo osseo o di tessuti
extranodali quali testicolo, seni paranasali, palato duro, orbite e
tessuto peridurale.1-5
In tre ampi studi retrospettivi in pazienti affetti da linfoma a
grandi cellule trattati con chemioterapia convenzionale
l’incidenza di progressione/recidiva al SNC risulta essere
compresa tra il 4 e il 5%5-7Table 1.
In questi studi l’analisi univariata dei fattori
prognostici dimostrava come un’età <60 anni, LDH
aumentato, albumina ridotta, la presenza di più di un sito
extranodale e la presenza di linfonodi retroperitoneali,
correlavano con un maggior rischio di malattia al SNC.
L’analisi multivariata dimostrava come l’aumento
dell’LDH e la presenza di più di una localizzazione
extranodale rappresentassero i soli fattori prognostici sfavorevoli
indipendenti e la contemporanea presenza di entrambi aumentava
significativamente il rischio di progressione al SNC entro un anno
dalla diagnosi dal 2,8% al 17,4% (p<0.0001).
Altri studi retrospettivi condotti sempre in pazienti con linfoma a
grandi cellule documentavano un rischio di progressione al SNC
significativamente superiore anche in pazienti considerati a
prognosi sfavorevole (intermedio-alto/alto rischio) secondo
l’Indice Prognostico Internazionale (IPI) rispetto ai
pazienti a basso rischio. In particolare nello studio prospettico
condotto dal GELA in 974 pazienti trattati con chemioterapia
convenzionale ACVBP e con profilassi intratecale l’incidenza
di ML o di recidiva al SNC si riduceva al 1,6%. L’aumento
dell’LDH e il coinvolgimento di più di una sede
extranodale, in analisi univariata e l’indice prognostico IPI
in multivariata correlavano con un maggior rischio di
recidiva.8 Anche in un successivo studio prospettico
randomizzato condotto sempre dal GELA, in pazienti a prognosi
sfavorevole secondo l’indice IPI, veniva dimostrata una
riduzione significativa dell’incidenza di malattia al SNC (9
vs 26 casi p=0.005) nel gruppo trattato con chemioterapia
ACVBP e profilassi con methotrexate intratecale e ad alte dosi
rispetto al gruppo trattato con sola chemioterapia
CHOP.9 Nessuna differenza nel numero di recidive al SNC
veniva invece evidenziata nello studio di confronto tra CHOP +
Rituximab (R-CHOP) e CHOP standard (11 vs 9 casi p=ns) in
399 pazienti anziani con linfoma diffuso a grandi cellule. Tali
risultati dimostrano quindi la non efficacia del Rituximab
somministrato per via sistemica nel prevenire o ridurre la
percentuale di recidiva/progressione del SNC.10
Questi studi confermano come una adeguata profilassi intratecale o
sistemica del SNC aggiunta al trattamento chemioterapico
convenzionale è in grado di ridurre l’incidenza di
malattia del SNC in pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule.
Pertanto diviene necessario identificare il più precocemente
possibile le categorie di pazienti a maggior rischio di
compromissione per l’inizio di una adeguata profilassi.
Recentemente, uno studio condotto dal National Cancer Institute ha
dimostrato come una valutazione del liquor mediante citometria a
flusso rispetto all’impiego della citologia classica sia
significativamente più efficace nell’identificare
cellule neoplastiche in pazienti con linfoma a grandi cellule ad
alto rischio di compromissione del SNC.11 L’impiego di questa metodica può contribuire a
identificare più precocemente una percentuale maggiore di
pazienti con malattia occulta del SNC.
In conclusione l’interessamento secondario del SNC in
pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule è poco
frequente, ma non raro, e quando si verifica condiziona
pesantemente la prognosi e la qualità di vita del paziente. La
maggior parte delle recidive/progressione si verificano
precocemente durante il trattamento di prima linea e pertanto
è necessario identificare pre terapia i pazienti ad alto
rischio da sottoporre ad una adeguata profilassi. Nei pazienti
considerati ad elevato rischio è necessaria una diagnosi
più precoce possibile impiegando nuove metodiche come la
citometria a flusso. A nostro parere una profilassi con terapia
intratecale, in pazienti con linfoma a grandi cellule, deve essere
attuata oltre che nelle categorie già note anche nei pazienti
con indice prognostico IPI sfavorevole che rifletta il
coinvolgimento contemporaneo di più di un sito extranodale e
l’aumento dei valori dell’LDH sierico (Tabella 2). Infine la
profilassi dei pazienti ad alto rischio potrebbe essere migliorata
mediante l’utilizzo di nuovi farmaci a rilascio prolungato
per via intratecale12 e/o l’aggiunta di farmaci
specifici come il methotrexate o la citarabina ad alte dosi nel
trattamento di prima linea.
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